© Pino Antonelli | come e perché |
UNA TAVOLA AL MESE A partire dallo scorso febbraio, l'ultima pagina della rivista ospita una storia a strisce. Per chi sfoglia al contrario,partendo dal fondo,quella e la prima pagina che incontra. In ogni caso, si tratta di una posizione privilegiata che noi abbiamo riservato a una iniziativa redazionale unica nel nostro settore. Unica, vuol dire poco: soprattutto, queste storie a strisce rappresentano uno dei momenti qualificanti della nostra intensa partecipazione alle vicende generali della fotografia. | ||
FOTOgraphia di Maurizio Rebuzzini
| Bisogna fare un passo indietro. A parte qualche precedente di gusto discutibile, perché affidato a un sostanziale dilettantismo di tratti e di testi; e a parte pochi precedenti di assoluta nobiltà -sopra tutto va citata l'ironica raccolta Le avventure di Ventun Din di Bruno Bozzetto (pubblicata da Il Castello di Milano nel 1972)-, fotografia e fumetto si sono sempre guardati da lontano. Per quanto non siano mancate occasioni per includere 1'elemento fotografico all'interno di avventure disegnate, la fotografia e stata per lo più intesa come riempitivo, soprattutto stereotipato. Più che raro, il lodevole caso di Valentina-Crepax (FOTOgaphia, aprile 1996) e nella sua sostanza unico. E può fare il paio soltanto con la garbata inclusione di Timothy O'Sullivan in una delle avventure di Tex, a partire dall'episodio numero 250, II solitario del West, dell'agosto 1981. Per il resto e tutto un proliferare di luoghi comuni: reporter (inde)fesso per la Flash story di Mary Perkins (di Leonard Starr; Milano Libri Edizioni, luglio 1971) e tanta, tanta, tanta ginecologopornofotografia, alla quale non e scampata neppure la citazione pseudo storica di Louis Jacques Mande Daguerre con Jacula (numero 207 del 30 marzo 1977, appunto intitolato Dagherrotipi). Quello che è effettivamente mancato è il connubio consapevole tra il disegno e le vicende della fotografia, in una realtà editoriale in cui il linguaggio dei fumetti e stato ben usato per raccontare altre storie, alcune delle quali oggettivamente importanti: pensiamo soprattutto alla collana della Storia d'Italia a Fumetti curata da Enzo Biagi (Mondadori/De Agostini Libri, Novara 1988), che si è poi scomposta nelle proliferazioni della Storia dell'Oriente e dei Greci a Fumetti e nella Storia di Roma a Fumetti. Appartengono allo stesso filone anche la Storia del West, della stessa casa editrice di Tex e di altri fumetti di grande successo (Milano, 1988), e la Storia Illustrata della Coppa del Mondo (Romana Periodici Illustrati, Roma 1974). | |
FOTOGRAFIA Qualche anno fa, Pino Antonelli, I'autore delle tavole che noi pubblichiamo dallo scorso febbraio, ebbe l'idea di combinare il fumetto con la fotografia. Ne |
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AMMIRAZIONE Pur eterogenee per stile grafico, tutte le tavole pubblicate fino a oggi hanno un filo comune che le collega assieme, e che le collega a quelle che pubblicheremo nei prossimi mesi. In tutti i casi, il disegno di Pino Antonelli lascia trasparire tanta stima, ma mette in scena anche la modestia che l'incontro impone. I protagonisti della storia della fotografia, immersi nella ambientazione esistente delle loro stesse opere, sono interpretati come potenziali eroi di una grande avventura. Dopo le fasi di studio dei personaggi, la tecnica grafica è abbastanza semplice. Una volta stabiliti i testi, Pino Antonelli disegna secondo il più classico dei metodi: matita e pennarello. Le vignette sono affrontate ognuna per sé, e il loro insieme viene successivamente assemblato e impaginato al computer, dove i tratti disegnati si arricchiscono con la "fumettizzazione" di alcune fotografie elaborate in modo scenografico. Alcune figure di pura invenzione collegano raffgurazioni e rappresentazioni ricavate da ritratti esistenti, e Pino Antonelli si è concesso soltanto quella libertà interpretativa che gli permette di combinare assieme sceneggiatura e disegno senza vincoli di spazi, luoghi e tempi. Per quanto tutto questo possa anche avere senso, in un mondo e in un'epoca di grande distrazione, le sue storie a strisce sono da considerare come l'intervento più originale sulla fotografia commentata da una dozzina di anni a questa parte.La nostra gratitudine per il suo lavoro è tanta, e altrettanta è la nostra rispettosa considerazione personale. Maurizio Rebuzzini | ||
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